L’abbigliamento informale sta conquistando territori sempre più vasti. Dopo i parlamentari senza cravatta in Spagna, il New York Times si interroga sul futuro di una nuova moda che sta prendendo piede a New York
C’era una volta il Casual Friday, al venerdì era concesso andare in ufficio con Dockers e camicia (o polo). Poi arrivò la scarpa senza calzino, d’estate: fu consentito mostrare la caviglia - e stiamo parlando di uomini che lavorano in banche d’affari, studi legali, società di brokeraggio, grandi compagnie di assicurazione, società di alta consulenza, luoghi di lavoro dove il dress-code è rigidissimo.
E tuttavia non era finita lì, una nuova rivoluzione era dietro all’angolo: il bermuda in ufficio. Complice la calura estiva, stuzzicati da completi giacca e bermuda presentati nelle recenti collezioni maschili P/E (“colpevoli” soprattutto Calvin Klein e Miuccia Prada), fieri di poter finalmente mostrare il risultato di ore ed ore di fatica in palestra, pare che i newyorkesi più cool abbiano deciso di sfoggiare i pantaloni corti anche in ufficio.
Qualcuno ne ha voluto fare una questione di parità perché “loro”, le donne, possono andare in ufficio in infradito e canottiere, per quanto chic possano essere, e noi dobbiamo rimanere paludati a morir di caldo? Qualcuno ha avviato un’approfondita riflessione sull’uomo-oggetto. Fatto sta che sono passati i tempi nei quali chi si presentava in ufficio in shorts veniva spedito direttamente al capo del personale: una grossa società di Salt Lake City, nello Utah, ha indetto una campagna anti-pantaloni lunghi, invitando tutti i candidati a presentarsi ai colloqui in shorts.
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